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Chi investe volontariamente una persona rischia che l’assicurazione, dopo aver risarcito il danneggiato, si rivalga contro di lui.

 

Quando si investe una persona per imprudenza, distrazione o negligenza paga sempre l’assicurazione. È proprio questo lo scopo dell’assicurazione Rc-auto obbligatoria: trattandosi di risarcimenti a volte molto elevati, l’utente della strada (sia questi un pedone o un altro automobilista) che abbia riportato lesioni a seguito di un incidente stradale, troverà sempre un ristoro economico ai danni riportati. Ma in caso di investimento doloso chi paga?

Facciamo l’ipotesi di un uomo che, di nascosto, si metta a pedinare la moglie, seguendola con l’auto, convinto che lei lo stia tradendo. Dopo poco, trovandola per strada a parlare affettuosamente con un’altra persona, accecato dalla gelosia e dalla rabbia, acceleri per investire il presunto amante.

Siamo in presenza di un investimento doloso, ossia attuato in malafede, con la volontà di “mettere sotto” la vittima. Il dubbio che è stato posto ai giudici è se, per tale forma di investimento, operi ugualmente la copertura Rc-auto e, quindi, l’assicurazione sia tenuta a pagare. La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente sentenza [Cass. sent. n. 19368/2017]

Secondo la Corte, i rapporti tra assicurato e assicuratore non scalfiscono gli obblighi di risarcimento che l’assicurazione ha (sempre) nei confronti dei terzi danneggiati. Tanto per fare un esempio: se l’assicurato va a sbattere volontariamente con la propria auto contro un muro per farsi risarcire, la compagnia non è – ovviamente – tenuta a dargli un euro. Diverso è il discorso se ci va di mezzo un terzo, estraneo all’intento fraudolento, vittima delle intenzioni criminali del conducente: si pensi al caso di un automobilista che, trovando un ciclista per strada che non vuole lasciargli lo spazio per superarlo, intenzionalmente acceleri per urtarlo finendo per travolgerlo. In questo caso, l’assicurazione deve risarcire il danneggiato, vittima dell’investimento doloso. Del resto, l’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile degli autoveicoli non ha soltanto la funzione di garantire i proprietari degli stessi dai rischi connessi con la circolazione, ma anche quella di proteggere le potenziali vittime dei sinistri stradali.

Il passo successivo è quello della cosiddetta «rivalsa»: l’assicurazione, dopo aver pagato l’indennizzo al soggetto investito volontariamente, potrà chiedere al proprio cliente-assicurato la restituzione dei soldi che ha dovuto versare per il risarcimento. Sul punto leggi anche: Se una persona mi investe volontariamente l’assicurazione copre?

Le regole che abbiamo appena detto valgono anche quando l’auto dell’investitore scappa. In questo caso, infatti, a corrispondere il risarcimento per l’investimento doloso resta il Fondo di Garanzia Vittime della Strada, attraverso la compagnia da questi delegata alla specifica pratica di risarcimento e liquidazione del sinistro.

Sulla stessa linea d’onda è anche la Corte di giustizia dell’Unione europea [C. Giust. UE sent. n. 162/14], secondo cui «rientra nella nozione di circolazione dei veicoli qualunque uso che sia conforme alla funzione abituale dello stesso». E così le Sezioni Unite della Cassazione [Cass. S.U. sent. n. 8620/2015] in base alle quali, per l’operatività della garanzia per la Rca è indifferente l’uso che in concreto si faccia del veicolo, come arma o come strumento di trasporto!

Riferimenti:

 
Link_to=https://www.laleggepertutti.it/176554_investimento-doloso-chi-paga

Articolo 2734 aggiornato al 2018-04-26

 

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