quello che occorre sapere per usare la bici come mezzo di trasporto e nel tempo libero

MANUALE DEL CICLISTA
Tutto quello che vorresti sapere per andare in bicicletta

 

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PROBLEMI LEGALI POSTI DALL'OBBLIGO PER TUTTI I CICLISTI DI USARE LE PISTE CICLABILI

 

L'Art. 182 comma 9 del codice della strada recita: "I velocipedi devono transitare sulle piste loro riservate quando esistono, salvo il divieto per particolari categorie di essi, con le modalità stabilite nel regolamento.

A quasi trent'anni dalla emanazione del 'NUOVO CODICE DELLA STRADA (Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285) il regolamento non é stato promulgato quindi tutti i ciclisti devono fare uso delle piste ciclabili: dai bambini ai professionisti. Sono esclusi dall'obbligo i ciclisti che partecipano a competizione sportive autorizzate.

Definizione di pista ciclabile: parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi (Le biciclette sono velocipedi).

 

Quando è stato promulgato il ‘nuovo codice della strada’  le piste ciclabili  erano poche e   per un certo numero di anni l’art.182 comma 9 è stato sostanzialmente ignorato. Oggi i tracciati ciclabili   sono una realtà significativa sotto gli occhi di tutti e quindi il citato articolo  è stato ‘attenzionato’ da polizia municipale e dalle compagnie di assicurazione come vedremo più avanti.

Nel 1992 il legislatore forse non poteva prevedere che  nel corso degli anni  le piste ciclabili si sarebbero differenziati tra loro  producendo effetti diversi sia sulle modalità di fruizione da parte dei ciclisti sia in relazione all’Art.182 del codice della strada.

Il  “Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili” (DECRETO 30 novembre 1999, n. 557) stabilisce le caratteristiche dei tracciati ciclabili che sono riconducibili alle seguenti quattro tipologie:

PISTA CICLABILE IN SEDE PROPRIA art.6 c.2 let.a DM 557

Ad unico o doppio senso di marcia, qualora la sua sede sia fisicamente separata da quella relativa ai veicoli a motore ed ai pedoni, attraverso idonei spartitraffico longitudinali fisicamente invalicabili.

PISTA CICLABILE SU CORSIA RISERVATA RICAVATA DALLA CARREGGIATA art.6 c.2 let.b DM 557

Ad unico senso di marcia, concorde a quello della contigua corsia destinata ai veicoli a motore ed ubicata di norma a destra rispetto a quest'ultima corsia, qualora l'elemento di separazione sia costituito essenzialmente da striscia di delimitazione longitudinale o da delimitatori di corsia.

PISTA CICLABILE SU CORSIA RISERVATA RICAVATA DAL MARCIAPIEDE art.6 c.2 let.b DM 557

Ad unico o doppio senso di marcia, qualora l'ampiezza ne consenta la realizzazione senza pregiudizio per la circolazione dei pedoni e sia ubicata sul lato adiacente alla carreggiata stradale.

PERCORSO PROMISCUO PEDONALE CICLABILE art.4 c.1 let.c DM 557

 

I percorsi promiscui possono essere realizzati sia a livello del piano stradale che su marciapiede rialzato, in questi tracciati pedoni e ciclisti si dispongo reciprocamente a loro piacimento.

NOTA: Le tipologie di tracciati ciclabili sopra descrtti possono avere delle varianti in merito alla dimensione longitudinale e agli elementi di separazione tra le corsie che possono essere delle semplici linee a terra, cordoli in plastica o in cemento.

Come si comporta il ciclista che voglia pedalare senza violare l'art.182 comma 9 del codice della strada?

Il ciclista deve sempre fare uso dei tracciati ciclabili, anche se sono dei brevi spezzoni,  adeguando la condotta della bicicletta alla tipologia di tracciato come sopra definito. Nella tabella che segue  sono descritte le cautele da adottare in funzione del tipo di pista ciclabile nella quale il ciclista si trova a pedalare.

 

Tipo di Pista
Comportamento
Il ciclista quando pedala su strada e constata che essa é affiancata da una 'PISTA CICLABILE IN SEDE PROPRIA', o che la stessa si trovi sul lato opposto deve cessare di pedalare sulla strada ed immettersi sulla pista. Se egli vede un cartello indicante la velocità massima non la deve superare, tale limite, quando presente, non supera i 20/km ora. Se non é presente alcun limite di velocità é bene procedere comunque a velocità moderata per non rischiare di assumersi responsabilità in una eventuale collisione con altri ciclisti o pedoni presenti sul tracciato.
Il ciclista quando pedala su strada e constata che c'e una 'PISTA CICLABILE SU CORSIA RISERVATA RICAVATA DALLA CARREGGIATA' non deve fare nulla giacché essa é collocata sulla parte della carreggiata dove egli sta già pedalando. Egli si deve attenere alla segnaletica presente sulla strada, che é quella della viabilità ordinaria, tipicamente 30 Km/ora o 50Km/ora nelle aree urbane.

Il ciclista quando pedala su strada e constata che essa é affiancata da una 'PISTA CICLABILE SU CORSIA RISERVATA RICAVATA DAL MARCIAPIEDE' deve cessare di pedalare sulla strada e mettersi a pedalare sul tracciato ciclabile presente sul marciapiede.Tali tracciati sono quasi sempre contigui al tracciato per i Pedoni e separati da essi da una linea, più raramente da un cordolo.

In questi tracciati gli sconfinamenti dei Pedoni sulla corsia del ciclisti sono una costante per cui il ciclista deve procedere a velocità moderata perché se investe un Pedone assume parte di responsabilità dell'incidente.

Il ciclista quando pedala su strada e si accorge che essa é affiancata da una 'PERCORSO PROMISCUO PEDONALE CICLABILE' DEVE cessare di pedalare sulla strada e mettersi a pedalare sul tracciato ciclopedonale. Rispetto alla corsia riservata vista al punto precedente qui pedoni e ciclisti si dispongono reciprocamente a loro piacimento. Anche in questi tracciati il ciclista deve prestare attenzione a non investire dei pedoni e quindi procedere a velocità moderata. Cosa debba intendersi per velocità moderata sulle piste ciclopedonali lo stabilisce la Circolare della Presidenza Consiglio dei Ministri 31/03/1993 n.432 parte II, 3.7:

non oltre 10 Km/h.

Occorre precisare che sul web circola il "Chiarimento Ministero dei Trasporti Prot. 4135 del 19/01/2009" con il quale viene stabilito che il ciclista non é obbligato ad usare le piste ciclopedonali in quanto non sono tracciati esclusivi. Questo chiarimento non é stato inserito in modo organico nel codice e la polizia locale non ne tiene conto per cui può multare il Ciclista perché la segnaletica che caratterizza le piste ciclopedonali, come, le precedenti tipologie, é a sfondo blu che rappresenta un obbligo a comportarsi come indicato.

 

Cosa rischia il ciclista quando non fa uso delle piste ciclabili?
Multe

Chiunque viola le disposizioni del Art.182 del codice della strada è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 25 a euro 99.

Come per tutte le infrazioni stradali il ciclista può fare ricorso. Se ad esempio egli doveva pedalare su un tracciato ciclopedonale potrebbe appellarsi al fatto che non é chiaro se sia obbligato a farne uso o no come sopra detto. Anche per le altre tipologie ci possono delle situazioni da portare a propria discolpa che fanno riferimento alla segnaletica. Molte piste ciclabile sono allestite in modo superficiale: non hanno la larghezza a norma, la segnaletica é assente e/o contraddittoria o non manutenuta per cui spesso il ciclista ha difficoltà a comprendere se sta pedalando su un tracciato tipo 3 o tipo 4 come sopra definito. C'e poi una parte di ciclabili che non si vedono dalla strada perché separate da una siepe o molto distanziata:come fa il ciclista a sapere della loro esistenza se sulla strada non c'e nessuna segnaletica che lo invita a farne uso? Anche i numerosi cani presenti sulle piste ciclabili possono rappresentare un problema che molti ciclisti preferiscono evitare stimando più sicuro pedalare sulla strada piuttosto di rischiare di essere aggrediti.

In caso di incidente

Il prezzo da pagare può essere elevato perché la compagnia assicuratrice del mezzo che ha investito il ciclista che pedala sulla strada anziché sulla ciclabile tende ad addossare la causa dell'incidente al ciclista.

Se il ciclista avesse pedalato sulla pista ciclabile o ciclopedonale, sostengono le Assicurazioni, l'investimento non sarebbe avvenuto e pertanto si cerca di imputare al ciclista il cosiddetto 'concorso di colpa' con la conseguente riduzione o azzeramento del risarcimento economico spettante.

Non basta indossare una maglia di una società ciclistica o pedalare su una bici da corsa per essere esonerati dal rispetto dell'articolo in questione, alle Assicurazioni non interessa che in sella alla bici ci sia la casalinga che va a fare la spesa o un professionista non in gara, la vaghezza dell'articolo del codice consente di farlo valere a loro favore, sempre.

Come per le multe il ciclista può tentare di discolparsi e spostare il piatto della bilancia a suo favore ma per fare ciò é consigliabile che egli si faccia assistere da un Avvocato specializzato in sinistri stradali. Non si può qui entrare nei particolari perché le situazioni sono infinite ma a titolo di esempio si cita il caso del ciclista che pedala su una ciclabile di tipo 2 e dovendo svoltare a sinistra, stende il braccio sinistro, abbandona la corsia sulla strada e si porta progressivamente sul lato sinistro della carreggiata e durante tale manovra un'auto gli vada addosso da dietro: al ciclista non può essere imputata la causa dell'incidente in quanto alla bici é consentito impegnare tutta la carreggiata per la svolta a sinistra come qualsiasi altro mezzo di trasporto.

Per saperne di più cliccare qui e qui.

 

COMMENTO

 

L'avvento delle piste ciclabili ha posto in evidenza un dato noto da sempre: i ciclisti dal punto di vista delle modalità e finalità di uso del mezzo non sono tutti uguali e se posti in relazione alle piste ciclabili giova raggrupparli nelle seguenti due macro categorie:

ciclisti comuni: sono coloro i quali fanno un uso sporadico della bici, pedalano a velocità moderata per brevi spostamenti, per svago, con i bambini oppure per andare a fare la spesa o raggiungere una stazione ferroviaria, il vicino posto di lavoro. Essi apprezzano e utilizzano convintamente i tracciati ciclabili nelle loro varie versioni perché percepiscono tali tracciati più sicuri della strada e non devono modificare la condotta della bici perché pedalano alla stessa velocità sia in strada che su tracciati ciclabili.

ciclisti esperti: in questa categoria entrano tutti coloro che pedalano forte per lunghi tratti come professionisti, ciclo amatori, cicloturisti, ma anche soggetti che usano la bici come mezzo di trasporto percorrendo ogni giorni lunghi percorsi oppure i corrieri in bici. Costoro hanno sempre pedalato sulla strada e vogliono continuare farlo perché i tracciati ciclabili sui marciapiedi e in parte quelli in sede protetta non si addicono alle loro prestazioni. Obbligare questi ciclisti a pedalare sulle ciclabili a distanza ravvicinata con pedoni ma anche cani, tanti cani, significherebbe farli rinunciare al loro sport o mezzo di trasporto o strumento di lavoro.

Tutte le Domenica in Italia si vedono circolare decine di migliaia di ciclisti ESPERTI, in gruppi o individualmente e quasi nessuno fa uso delle ciclabili non tracciate sulla strada. Una parte di essi non é neppure consapevole di violare il codice e l'altra parte lo sa ma non volendo rinunciare alla propria passione rischia.

Ma non é finita qui, oltre a non far uso delle piste ciclabili gran parte di questi ciclisti domenicali viola anche l'Art. 182 comma 1 il quale prevede che fuori dai centri abitati i ciclisti debbano "procedere su unica fila" anziché occupare, come spesso accade, in modo disordinato gran parte della carreggiata.

Nonostante le succitate violazioni del codice, se il ciclista non é coinvolto in un incidente raramente viene multato, egli "paga il conto", che può essere anche salato, se viene coinvolto in un incidente.

I vigili chiamati a verbalizzare l'incidente sono obbligati a multare il ciclista se ha violato il codice della strada, il resto lo fa la compagnia assicuratrice dell' investitore motorizzato che addosserà la responsabilità dell'incidente al ciclista.

Mediamente ogni settimana ci sono in Italia circa 320 incidenti che coinvolgono i ciclisti, una parte di questi incidenti riguardano i ciclisti esperti che pedalano sulla strada e non sulla ciclabile, ce ne sarebbe abbastanza per porre mano alla questione a livello legislativo e trovare delle soluzione ma non si fa nulla perché le compagnie di assicurazione ci guadagnano con l'attuale formulazione dell'art.182 comma 9 e non saranno certo loro a proporre cambiamenti, stesso discorso per i ciclisti comuni come sopra definiti le cui istanze sono rappresentate dalle associazioni dei ciclisti urbani che spingono per avere sempre più ciclabili. Gli unici gruppi interessati a sollevare il problema dovrebbero essere la associazioni che rappresentano i ciclisti esperti ma costoro, almeno pubblicamente, tacciono!

Se non si vuole continuare a mettere in difficoltà il Ciclismo su strada cosi come l'abbiamo conosciuto prima dell'avvento delle piste ciclabili si deve trovare una soluzione che consenta, almeno ai 'ciclisti esperti' come sopra definiti, di continuare a pedalare sulle strada senza violare il codice della strada.

 

Vediamo qualche ipotesi di soluzione per dimostrare che non si tratta di un problema insolubile se c'e la volontà politica di risolvere il problema.

- Rendere facoltativo per tutti pedalare sulle ciclabili: si può proporre, ma se abbiamo capito qualche cosa della questione non sarà mai consentito in modo indifferenziato per tutti i ciclisti e comunque senza contropartite per le compagnie di Assicurazioni ma se fosse reso obbligatorio stipulare una polizza infortunio individuale per chi pedala sulla strada quello che perdono da una parte potrebbero guadagnarlo dall'altra e il provvedimento potrebbe passare;

- Consentire ai soli ciclisti tesserati iscritti a società sportive di pedalare sulla strada in deroga all'art.182 comma 9;

Con modalità da studiare, assegnare a chi si ritiene un ciclista esperto un patentino, magari tassandolo, che gli consenta di pedalare sulle strade;

Anche al problema dei ciclisti che non pedalano in fila ci potrebbe essere una soluzione: basta copiare quanto accade in qualche paese europeo ove ai ciclisti é consentito pedalare affiancati in funzione del loro numero. Sino a 5 ciclisti, in fila x1, oltre 10 ciclisti in fila x2, oltre 20 ciclisti in fila x3.

Chi legge questa pagina ed é iscritto ad una società sportiva o di cicloturistica ESIGA che queste associazioni si interessino al problema posto qui. Condividi questa pagina.

Se ci tolgono le strade dove andremo a pedalare?

 

Riferimenti:

http://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2000/20000225/000G0315.htm

http://www.quicomo.it/cronaca/ciclista-ballerini-multa-como.html

http://www.studiochiarini.it/File/TEMA_D%20-%20rev.1%20-%2005-02-2015.pdf

http://www.studiochiarini.it/TEMA_2_rev24.pdf

Istruzioni per progettazione delle piste ciclabili

http://www.motori24.ilsole24ore.com/Norme-Fisco/2012/guida-legale-guida-reale/pista-ciclabile.php

Domande e risposte sulla circolazione delle biciclette

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